di Claudia Traversa

Il mio paese sono quattro baracche e un gran fango; siccome sono ambizioso, volevo girare per tutto il mondo e, giunto nei siti più lontani, voltarmi e dire in presenza di tutti: “Non avete mai sentito nominare quei quattro tetti? Ebbene, io vengo di là”.

A Santo Stefano Belbo, nella Langa cuneese, questa iscrizione accoglie chi si accinge a entrare nella casa natale di Cesare Pavese (1908-1950). Situata in direzione Canelli, è la casa in cui la famiglia Pavese trascorreva la villeggiatura estiva. L’architettura della casa si discosta da quella tradizionale contadina, denotando un più ricercato gusto da borghesia provinciale. Il paesaggio di cui si può godere da questi ambienti è il paesaggio dell’infanzia di Cesare Pavese – un mondo fantastico di vigne, rive e colline, pensato e sognato dalla città – che fu il vivaio di materiali a cui lo scrittore attinse per la sua “officina letteraria”.

La casa dello scrittore ospita la sede del Centro Pavesiano Museo Casa Natale (CE.PA.M) e una raccolta in sette ambienti (stanze, cantina, scale, terrazzo) di diverse collezioni: le fotografie dei luoghi pavesiani e dello scrittore, un archivio delle sue opere e delle loro traduzioni in varie lingue, le tesi di laurea sull’autore. È possibile visionare anche una raccolta di oggetti appartenuti alla famiglia Pavese, oltre ad attrezzi del mondo contadino e della bottega del maniscalco di casa.

Nella parte antica del paese, a lato della chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo, si trovano gli ampi locali del Centro Studi Cesare Pavese, ente che offre spazi per la lettura, lo studio, gli incontri e raccoglie libri e documenti pavesiani, restaurati dopo l’alluvione che danneggiò gravemente la sede con i suoi fondi librari e archivistici.

Una parte della casa natale ospita inoltre un’enoteca-trattoria, l’Osteria Dal Gal Vestì, nomignolo che sembra sia stato attribuito a Pavese quando tornava al paese vestito elegantemente, “alla cittadina”. È un tranquillo angolo ricavato dalle antiche stalle della casa, dove apprezzare le etichette dei migliori vini della zona e le raffinate ricette della cucina langarola.

Per un ideale percorso tra i luoghi da cui lo scrittore trasse ispirazione, può essere interessante soffermarsi su alcuni di essi, citati nel capolavoro pavesiano La luna e i falò (1949) e segnalati in paese da pannelli informativi.

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La collina di Gaminella

La collina di Gaminella è una delle due facce, con il Salto, dell’universo de La luna e i falò, circondata, secondo le parole di Pavese, da un alone di mistero. È la collina più imponente del paesaggio circostante (“una collina come un pianeta”).

La collina del Salto   

È la collina speculare a Gaminella, che costeggia la strada per Canelli. “La collina del Salto, oltre il Belbo, con le creste, coi grandi prati che sparivano sulle cime”.

La Mora

Grande podere vicino a Canelli, la Mora era annunciata da maestosi pini, che contrastano con i pochi alberi da frutta del casotto di Gaminella, e da un tripudio di fiori, “nella grassa piana oltre il Belbo”. “La Mora era come il mondo… Era un’America, un porto di mare. Chi andava, chi veniva, si lavorava e si parlava”.

Il Belbo

“Dalla Mora si scende più facilmente a Belbo che non da Gaminella, perché la strada di Gaminella strapiomba sull’acqua in mezzo a rovi e gaggie. Invece la riva di là è fatta di sabbie, di salici e canne basse erbose, di spaziosi boschi di alberi che si stendono fino ai coltivi della Mora”.

La Casa di Nuto

La casa-laboratorio di Nuto si trova poco prima della Mora: “La sua casa è a mezza strada sul Salto, dà sul libero stradone; c’è un odore di legno fresco, di fiori e di trucioli […]. Chiunque passasse, andando a Canelli o tornando, si fermava a dir la sua, e il falegname maneggiava le pialle, maneggiava lo scalpello o la sega, e parlava con tutti, di Canelli, dei tempi di una volta, di politica, della musica e dei matti, del mondo”.

La palazzina del Nido

“La palazzina del Nido, rossa in mezzo ai suoi platani, profilata sulla costa dell’estrema collina” (del Salto), domina la valle con la sua inconsueta architettura. La sua ubicazione, di difficile accesso, ha preservato la casa da modifiche successive.

L’albergo dell’Angelo

A Santo Stefano Belbo, prima della guerra, esisteva realmente un albergo dell’Angelo, nella parte antica del paese, ma quello in cui Pavese soggiornava, dopo la vendita della casa natale, era l’albergo de La Posta.

La stazione

La stazione di Santo Stefano Belbo, da dove arrivano e partono i personaggi pavesiani, è ancora la stessa coi suoi binari, ma solo parzialmente in funzione.